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Team building

Team building, ovvero "fare squadra", o rafforzare il clan, è possibile soprattutto attraverso l’azione, questo è risaputo. Vi sono però stratagemmi particolari che possono accentuare gli effetti e magari cementare i legami. Uno di questi è la condivisione gastronomica, specialmente allorquando i commensali si trovino a ingurgitare notevoli quantitativi di alimenti spiccatamente saporiti.

Ad esempio alla tavola di Zio Masciu [che invito a pubblicare i suoi menù o ancor meglio le sue ricette sia perché è ora di aggiornare quel blog, sia per potervi puntare collegamenti mirati], ove come ieri sera l’aglio trovi spazio espressivo in uno tzaziki leggero come la brezza piacevolissima delle Sporadi meridionali, ove guarnisca sontuosamente una peperonata fresca quanto acqua di ruscello, ove la cipolla accompagni generosa e decisa fagioli e nervetti più delicati d’una carezza di fanciulla…
Tutto ciò a introdurre altre prelibatezze, come il cous-cous piccante, come le alette marinate alla paprica, infornate e infine annaffiate di salsa allo zola, fino a concludere (alla faccia dell’erbalaif) con una torta al cocco irrorata di cioccolato fondente fuso.
Vini rossi a garganella, ma l’ebbrezza più rilevante è stata per il gradevole convivio, che al bicchiere della staffa si è congedato con un Mistrà d’autore e sorrisi a tutto spiano.

Riguardo al discorso principiato lassopra, gli effetti si son potuti constatare stamane, quando non osavo nemmeno proferir parola senza aver prima posto la distanza di un metro tra il mio respiro e quello degli interlocutori…

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