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Si trovarono a passeggiare per un viottolo di campagna dell’Isola. Procedevano un po’ a caso, cercando di vedere dove mettevano i piedi, di indovinare cosa fossero le ombre ai lati dei viottoli; ma c’era la luna di giugno su di loro e senza accorgersene lei smise per una volta di correre e di cercare a tutti i costi cose interessanti da dire: per una volta fu lui a farsi guidare e a parlare fitto fitto a voce bassa mentre continuava a sorreggerla, a proteggerla, che non cadesse, stupiti e curiosi entrambi perché ancora una volta stavano bene insieme senza sforzo e però da tanto non ascoltavano più il silenzio vivo della campagna di notte.
Soli, solissimi e non avevano paura, né freddo, né tristezza, o desideri o disagio: semplicemente erano lì insieme alle cose che li circondavano, sentivano gli odori, percepivano i sassolini sul terreno, ascoltavano assioli e grilli innamorati e tutto era come doveva essere, finalmente.
Non era strano cercarsi senza aspettare negli occhi dell’altro incoraggiamento, la pelle luccicava e non era sudore, c’era profumo e un cespuglio di fiorellini bianchi e rametti di foglie piccole.
E lui senza saperlo fece una cosa antica come il mondo: prese i fiori e i rametti dal mirto e cominciò a passarli sulla schiena sul collo sui fianchi di lei e lei non rise, non si sentì buffa o ridicola né lasciò fare stupita perché mentre i fiori le scivolavano addosso capì di non avere più la pelle dei gomiti come il cartone o troppa pancia o le caviglie grosse e che lui in realtà non era mai stato sbattuto in terra da sinapsi impazzite, o forse sì e da adesso in poi mai più, e per un tempo infinito da allora si videro come erano davvero, non era più sesso né amore né gioia, era altro, difficile da dire, ma vero come tutte le cose intorno: i grilli le ossa degli animali le zanzare e la notte del 20 giugno a Pantelleria.

    2 Responses

    1. oh che bello! :-))

    2. sono contenta che ti sia piaciuto!