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Tatto
 
Dovessi fare un elenco delle cose per cui la chiamiamo Vita (sì, proprio con la V maiuscola), questo non mancherebbe. Sì, perché oltretutto così prendo due o tre piccioni con una fava (e senza neanche usare il vocabolario).
 
Tatto
Che vuol dire attenzione per chi ti sta attorno, considerazione per gli altri. E’ una forma di amore, anche. Perché dire le cose spiacevoli non è facile… o meglio, è troppo facile se non pensi alle conseguenze.
Le dici e amen, è andata.
Invece per farle con tatto ci devi pensare, le devi soppesare, i pro da questa parte, i contro dall’altra, e arrivare all’equilibrio, se hai tempo, e voglia, e attenzione. Ma ci vuole un tocco attento, una dosatura perfetta tra fermezza e dolcezza.
Non serve una stadera, ma il bilancino del farmacista.
 
Tatto
Ognuno di noi ha una “distanza di sicurezza” nei confronti di chi ci sta accanto, un cerchio che si allarga o si restringe a seconda della compagnia in cui ci troviamo. Ed io, da bravo riccio (Schopenhauer insegna) lo so molto bene. Ma i ricci, si sa, hanno gli aculei per proteggere una carne tenera, e nei confronti di chi amo – e di cui mi fido – la distanza diventa infinitamente piccola, c’è il bisogno di sfiorare, carezzare. Esserci, completamente.
A volte penso che il tatto sia il più "sensuale" dei sensi, poi penso anche che la sensualità vera sta nella mente.
Però toccare, con le labbra e non solo con le dita, percepire il calore oltre alla consistenza…
Morbidezza o turgore, vibrazione o stasi, condivisione o distanza, sono sensazioni che passano attraverso la pelle.
Seguire con un dito non il profilo (o non solo quello, con buona pace di Baglioni), ma la linea della schiena, e sentire sotto la pelle piccoli brividi di soddisfazione… trovare con le labbra quel piccolo punto morbido, alla base del collo, o scoprire l’inattesa morbidezza di una bocca nascosta da una barba spinosa sono sensazioni imperdibili, per me.
Come il percepire sotto le mani un battito che accelera e calore, turgore e movimento ove prima era freschezza, e morbidezza, e stasi.
Ed in risposta, cambiare il modo di toccare… sfiorare, per rilassare e rallentare il ritmo, o prendere e afferrare, per affermare la presenza e poi lasciare, perché l’assenza diventi desiderio, e tensione, e spinga alla ricerca di un nuovo contatto, più profondo ed intimo.
Poi di nuovo arretrare, e lasciarsi guidare solo da mani, e pelle, e labbra, e dalle sensazioni che da loro ti arrivano, dimenticando ciò che in altri momenti avrebbe maggiore importanza.
 
 
Senza un pizzico di tatto, che vita è?

    8 Responses

    1. Senza contatto non è vita.

    2. C’è chi dice che il tatto sia il più completo dei cinque sensi e, leggendoti, non posso che dargli ragione.

      Letto tutto d’un fiato. Con grande piacere.

    3. Isadora, ho visto questo e m’è piaciuto molto. In qualche modo mi ricorda lu Uast, che ho frequentato qualche anno fa (o meglio, qualche lustro fa).

    4. riccionascosto

      Ahem… Zu, i complimenti dovresti girarli a freccianera (OCE è un blog multiautore ed Isadora è una di loro, ma gli esperimenti della home page sono tutti di Freccia).

    5. Potresti farlo tu? Sai, non vedo la freccia nera da molti anni. Allora non c’era internet e ci si accontentava di primo secondo svizzera e capodistria.

    6. riccionascosto

      Ellosapevo (ellofarò 😉 ).

      Hai sentito a naso che freccia è un maschietto, eh? 😛

    7. Giunsero, e furono graditi.

      Ciao

      Freccia

    8. Ciao, sono Orsastella, mi potreste aiutare a reperire l’apologo del riccio di Schopenauer? Lo conosco a grandi linee, ma vorrei leggerlo. Grazie dell’aiuto.

      Il mio blog è orsastella.splinder.com.