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ASPETTATIVE

Sarà che sono un’entusiasta.

La sera che accompagnai ZU alle prove della BLACK SOUND MACHINE ero schizzata che neanche cento spinelli. Già fuori della porta blindata della sala acustica mi sentivo di nuovo a casa, come ai tempi della RCA a far mattino con i rocker dell’epoca. Dentro, al primo stump del percussionista, i piedi cominciarono a farneticare, non li reggevo più. I ragazzi accordano gli strumenti, la musica già vibra dentro le mie cellule, non posso fermarla, non credo si viva di o per la musica. SI E’ MUSICA!

C’erano un paio di coriste, simpatiche e carine debbo dire. Zu girava qua e là con grandi manate securizzanti sulle spalle e una grande professionalità che però non è per niente seriosa. Anzi, lui scherza e continua a scherzare, sempre…

A un certo punto esplode nella saletta la voce di un bluesman, una voce di quelle voci americane vere, o afroamericane per la precisione. Un cazzo di voce che ho alzato gli occhi e girato tutte le pareti per vedere dove fosse nascosta la tele dalla quale evidentemente stava provenendo una voce così divina. Niente televisione, intorno a me tutti si muovevano, erano partite le prove e non trovavo più Zu.

Non credo d’averglielo mai raccontato. Che lo cercavo chiedendomi dove fosse finito. Era davanti a me,  poco sulla destra con le coriste.

La voce divina era la sua, ci misi un po’ ad accorgermi che aveva il microfono e stava cantando… LUI…

Restai estasiata, chi non l’ha provato in diretta non saprà mai capire una tale bravura celata dietro il più disponibile e modesto dei blogger. Pensavo che la Black Sound Machine fosse sì un buon gruppo rock, ma per carità niente di che immaginavo, dopo aver visto i rocker veri. Invece ero finita nella sala prove di uno dei gruppi più belli che avessi mai ascoltato e dio sa se ne ho visti back stage.

Angelo e gli altri erano dei veri trascinatori, insieme tutti loro formano qualcosa che potrebbe esibirsi tranquillamente davanti  ai centomila dell’Olimpico di Roma per trascinarli alla follia. La più sana delle follie, quella del ritmo. Peraltro il loro repertorio è magistrale, ma cazzo, mi ricordassi un titolo uno. Vabbe’, immaginate il meglio e non sarà mai abbastanza per la BSM.

 Fu una scoperta fantastica, credetti d’impazzire dalla felicità quella notte.

Dopo le prove il solito giro alla bohemienne, a mangiare birra e panini nei pub e a sparar cazzate per strada rotolandosi sul marciapiedi per le risate.

Unica nota stonata: una delle coriste. Un  palo telegrafico, niente, non era un animale da palcoscenico. Però era bella e ceciona;))))

Così dissi a Zu che mi proponevo come corista. Lui non ti dice di no, basta che smetti di fumare risponde subdolo, così con una fava prende due piccioni, uno che smetto di fumare, l’altro che tanto entro due giorni il miserrimo treno verso il Sud mi riporta a Roma.

E così è stato. M’accompagnò alla Stazione Centrale e mi regalò il berretto dell’Inter, che per lui milanista è stato come un cavarsi trtentaquattro denti. Ma quando il treno si mise in moto scoppiai a piangere a dirotto,  uno lo sente che quella mitica stazione e quel mitico bluesFriendMan non li rivedrà più.

Ora mi chiedo: perché è così difficile immaginare che qualcuno si crei delle aspettative. Che se potesse chiedere alla fatina dei sogni di appagarne uno le chiederebbe di diventare la corista della BSM?

Cos’è, è proibito chiedere al destino? è proibito sognare? è proibito sentire di appartenere a qualcosa che non è moda né trend ma la tua stessa vita?

A me il destino dice sempre no, e questa volta è stato per sempre. Cerco di non farla pagare agli altri incolpevoli, cerco di andare avanti con altri compagni di viaggio.

Ma sogni e progetti non ne ho più.Per la BSM avrei fatto perfino il lustrascarpe, neanche la corista di serie zeta ma il fattorino gratis avrei fatto, se mi fosse stato possibile. Perché è la Band che PARLA MUSICA e la fa vibrare fin dentro l’ultimo neurone addormentato. Una band da stadio Olimpico!

E’ la mia Band. La vita non m’ha permesso neanche di provare a venderla qui a Roma presso alcuni impresari miei vecchi amici.

La vita ha detto no.

Però non m’è sembrato d’averci slacrimato tanto, mi pare. Anche se dentro ci piango e continuo a piangere il mio paradiso perduto.

E perciò non voglio sentir dire che non bisogna crearsi aspettative. Mi sono rotta il cazzo di questo slogan.

Non ho più sogni né progetti.

Ma cristo, aspettarsi una telefonata da parte di qualcuno non mi sembra chiedere a Dio il paradiso. Neanche vorrei una visita, che ho rinunciato anche a quelle, una semplice telefonata… magari per ricordarmi che sono ancora viva…

E’ l’amore un girotondo che finisce laddove comincia. Spezzare un anello della catena significa condannare se stessi a una sorta di Nemesi. Perché quando si condanna qualcuno alla solitudine quel qualcuno comincia a perdere i colpi… spegne l’entusiasmo e la gioia… e piano piano piano non ha più niente da dare né da dire a nessuno.

E se piano piano piano ogni uomo del mondo comincia a non aver più niente da dare o da dire a nessuno ecco che al posto del girotondo d’amore ci si ritrova a chiedersi: ma che madonna è successo che nessuno t’ascolta più?

Cominciò, questo delirio, dal piccolo anello spezzato di una catena magica.

Che magica non sarà mai più.

mariemarion

    2 Responses

    1. Io comunque ci sono sempre per te e per tutti

      Buona Pasquetta a chi passa

      Milla

    2. Che pezzo, Bea, grazie!

      Secondo me sei troppo benevola, ma so che le tue sensazioni sono sincere, perché quella sera me la ricordo bene.

      Bello che tu trasmetta queste cose con entusiasmo, giusto che tu esprima le tue delusioni.

      Comunque magari una volta o l’altra una jam session ce la faremo, chissà… dai, mi accontento che non fumi durante le prove.