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I bicchieri della staffa non finiscono mai

È quel che pensavo ieri pomeriggio degustando una grappa di moscato (Après) alla Caffetteria delle Vettovaglie, un localino nel centro storico di Pisa nel quale abbiamo trovato simpatia, cortesia e qualità enogastronomica a prezzi più che abbordabili.

Tra le magnifiche suggestioni del faticoso ottovolante paesaggistico che risponde al nome di SS 125orientale sarda e il traghettamento notturno da Olbia a Livorno, mi sembrava di essere in giro da una settimana, invece non erano ancora passate 48 ore dai ripetuti brindisi a base di Anghelu Ruju innalzati presso la costa sud-orientale del cagliaritano con Gilga (anche a nome di Licia e Mistràl, nell’occasione limitatesi a un simbolico assaggio).

Memore del rimbrotto Effiano (“Dura la vita, eh?”) assurto a motto della nostra vacanza, non avevo voluto esimermi dal sacrificio di una ricercata libagione prima dell’ultimo dondolio serale sull’amaca adornata di pini marittimi e cielo stellato…

Eh sì, è una vita dura, sempre con un piede sulla staffa, sempre in procinto di. Anche se poi magari anziché a cavallo si finisce per montare su di un calesse in peregrinazione turistica da cliché, al fine di accontentare una Cajuina che per i suoi otto anni desiderava tanto visitare Pisa e la Torre pendente.

    2 Responses

    1. Notiamo con piacere che il link che stavamo per mandarle (il post di Selvaggia) l’ha trovato da solo :o) Grazie

    2. Meravigliosa la cache di Google per i ripescaggi…
      Non sono invece riuscito a trovare i commenti galeotti, con il famoso “e-mail me if you want”.