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 CALCIOPOLI
Ossia, la città del calcio

Fermare o no il Campionato più bello del mondo, quello dei Campioni del Mondo?

Fermarlo per fermarsi a piangere? E poi riprendere un po’ più costernati e darsele di santa ragione come e più di prima?

Oppuere fermarsi per rifare tutto da capo,  e ripartire con un calcio nuovo di zecca?  Ma basterebbero una o due settimane?

Perchè dopo oltre 20 morti negli stadi negli ultimi decenni ci si ferma al primo morto in divisa. Ci sono morti e morti? Morti di Serie A e morti di Serie B direbbe qualcuno (quanto mi piace la retorica)?

Io vorrei continuare ad andare allo stadio come ho sempre fatto, senza lanciare in campo mai neppure 10 lire o  5 centesimi  che dir si voglia (troppo leggere/i, troppo tirchio io?), ma ugualmente scortato e perquisito come il più pericoloso dei criminali.

Io vorrei continuare a presentarmi ai cancelli sempre con la stessa bottiglia di plastica dell’acqua, piena, una sete degna di un turista americano ‘Lonely Planet’ nel deserto del Sahara, e un agente che mi intìma di consegnargli il tappo della bottiglia; mentre affianco a me due "capi ultrà" nerboruti, tatuati e maleodoranti si fanno aiutare da un poliziotto della Digos in borghese, a sollevare un motorino che non passa dai tornelli e che dovranno lanciare dagli spalti a segnale convenuto tra il primo e secondo tempo.

Io vorrei continuare a pagare 300 euro un bligletto di curva comprato da un "capo ultrà/bagarino d’occorrenza"; dopo che ho passato tutta la settimana antecedente il match in coda davanti a uno sportello della Banca Popolare di Milano (dilapidando irrimediabilmente il mio monte ferie) e una volta giunto il mio turno, sentirmi dire, da un cordialissimo sportellista, che gli dispiace i biglietti sono finiti, gli utlimi  15 li ha presi il signore elegantissimo prima di me, quello che è andato via con fare spavaldo, salutando tutti come Calboni in vacanza sulla neve, quello che ha strizzato l’occhio al suddetto e cordiale funzionario di banca, sussurrandogli "Ciao capo, grazie ancora". Quello che poi ritroverò in abiti da lavoro (sciarpa, jeans aderente, maglietta-a-maniche-corte-anche-in-pieno-inverno, tatuaggi posticci e cappellino tuttofare) davanti allo stadio e che mi darà, giustamente, del ladro perchè gli chiedo di farmi uno sconto di 5 euro sul biglietto  che sta per vendermi.

Io voglio continuare a entrare allo stadio con uno bliglietto nominativo intestato a Susanna Tuttapanna vedova Sticchiuduro, nata a Milazzo (Me) nel 1917. Biglietto vendutomi dallo stesso "capo ultrà/bagarino d’occorrenza" di prima.

Io voglio continuare a interrogarmi sulla vera natura del "Capo Ultrà". Su cosa signifchi, su cosa faccia tutta la settimana, su che problemi incontri nella vita di tutti giorni.

Io voglio continuare a sentirmi dare del ladro perchè qualcuno ha, forse, intercettato qualcun altro.

Voglio continuare a schivare le bottiglie di vetro in coda hai cancelli dello stadio.

Voglio continuare a sentirmi offirire in super-sconto lastminute, per qualche decina di migliaia di euro, bandieroni e striscioni sponsorizzati nelle curve di tutta Italia, con il logo dell’azienda per cui lavoro.

Voglio continuare a vedere gli striscioni degli Arditi: "NOI LAPO E BUFFON, JUVENTINI INDIPENDENTI" in curva della Juve. Continuare a sentire gli "Arditi" cantare "Facceta Nera". Sentirmi ancora minacciare davvero di morte, da uno davvero Ardito, perchè non mi sono spostato abbastanza in fretta al suo passar in una curva Scirea stipatissima durante uno Juventus-Roma.

Voglio continuare a sentire gli insulti razzisti. E gli "uh uh uh"  ogni volta che quel "negro di merda" tocca palla.

Voglio continuare a pagare i soliti 300 euro al solito  "capo ultrà/bagarino d’occorrenza", perchè in un match-scudetto mi faccia entrare senza biglietto, facendo cenno agli addetti alla sicurrezza "che tranquilli lui è con me" e confidandomi la parola d’ordine convenuta da sfoggiare al controllo biglietti del secondo anello Curva Sud, qualora i soliti addetti alla sicurezza dovessero, per assurdo, chiedermi il bigletto.

Io voglio continuare a vedere il calcio come l’ho conosciuto. Quello in cui sono nato. Quello metafora della vita. Quello che mi piace tanto.

Quello dei simpatici e sbeffeggianti cori "bombe, catene, molotov…taffe-taffe-rugli".

    One Response

    1. Comunque, basterebbe applicare anche negli stadi le leggi vigenti (e far pagare alle società di calcio l’onere sostenuto dalla collettività per le forze dell’ordine impiegate domenicalmente al servizio straordinario).